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Perché la fotografia naturalistica?

Stare a contatto con gli animali selvatici è una grandissima fortuna, occorre avere molto tempo e tanta pazienza. Le lunghe attese mi aiutano a meditare e ad immergermi nell'ambiente circostante fino a diventare parte di esso.

Per ottenere buoni risultati occorre che la natura si dimentichi di me, e questo richiede diverso tempo.

Attraverso i miei scatti cerco di raccontare la fragilità degli animali selvatici e dell'ambiente in cui vivono aggiungendo il mio lato emotivo alla fotografia.





L'essenza della fotografia naturalistica, a mio avviso, non riguarda la tecnica, la nitidezza, i dettagli, l'avere l'attrezzatura nuova; ma cercare di raccontare qualcosa senza creare disturbo o interferenze con gli animali e l'ambiente in cui vivono.


Per questo occorrerebbe mantenere dei comportamenti rispettosi, sia da parte dei fotografi che da parte di alcune persone armate di smartphone che pretendono di fotografare uno stambecco a 2 metri di distanza.

Recentemente ho assistito a diversi episodi che mi hanno lasciato davvero contrariato.

Per esempio questa volpe si aggirava nei dintorni di Pont, in Valsavarenche, zoppicava, aveva male ad una zampa posteriore, mi è girata attorno 15/20 minuti buoni e senza inseguirla lei si è resa disponibile per diversi scatti; fino a quando è stata avvistata da un gruppo di 4/5 persone che le sono corse incontro, spaventata e con estrema fatica è corsa via.

Questi sono i comportamenti da evitare. La natura va osservata con discrezione senza l’entusiasmo da social.





L'uomo dovrebbe imparare a ritornare ciò che fondamentalmente è, un granello di sabbia, una goccia d'acqua del torrente; ci siamo perduti nei meandri dell'evoluzione, ma se noi la ascoltiamo la Natura ci aiuterà sempre a ritrovare il nostro cammino.